SHARIF E IL LEOPARDO AFGANO

Illustrazioni di Giovanni Manna
Collana "I nuovi ottagoni" junior

Pagg. 64
Data di pubblicazione:
febbraio 2003
Casa Editrice FATARAC - Firenze
Prezzo: Euro
9,50

argomento

 I tre racconti presentati in questo libro, sono frutto di fantasia  ma nello stesso tempo si basano  su eventi storici  e  luoghi realmente esistenti. Si svolgono all’inizio di tre secoli diversi, il 1500, il 1800 e il 2000 e in tre diversi continenti, l’Africa. l’America e l’Asia. Anche gli animali che vi compaiono, l’enorme piovra delle profondità marine, l’albatro urlatore dalle ali smisurate, lo straordinario leopardo delle nevi  dell’Afganistan, appartengono a tre mondi diversi: mare, cielo e terra. Simili sono invece i protagonisti delle vicende narrate: i bambini, tutti legati da una comune sofferenza e da un uguale riscatto.

Il primo racconto "Il leopardo afgano" si svolge ai nostri giorni. C’era una volta un paese magico dove le montagne toccavano il cielo e i fiumi portavano a valle la purezza dei ghiacciai; dove i nomadi dagli occhi dipinti di azzurro conducevano le loro mandrie attraverso i pascoli verdi e profumati, alzando bianche tende di feltro pressato abbellite da tappeti variopinti... C’era una volta un paese chiamato Afganistan; ma un orribile mostro chiamato Guerra cominciò a insanguinarlo e dopo trent’anni non si è ancora placato.

Il secondo racconto, “Il volo dell’albatro”, prende spunto da vicende realmente accadute durante la colonizzazione delle regioni antartiche dell’America del Sud. Gli Yàmaca erano gli antichi abitanti della Terra del Fuoco, l’estremo lembo dell’Argentina nell’emisfero australe. Erano riusciti a sopravvivere in quelle terre gelide e inospitali per millenni, finché l’arrivo degli europei, soprattutto nel 1800, con la distruzione indiscriminata di foche e balene che erano alla base del nutrimento di quelle popolazioni, la diffusione di malattie e l’occupazione dei loro insediamenti, non ne provocarono l’estinzione. 

Nel terzo racconto, “La piovra degli abissi”, sono reali i luoghi descritti (le isole di Capo Verde) e i fatti storici che fanno da contorno alle avventure fiabesche di Kebe, schiavo bambino: l’inizio del commercio di uomini rapiti sulle coste dell’Africa da parte dei portoghesi; lo sfruttamento della miniera di sale dentro il cratere di un vulcano spento; la ribellione mai domata degli schiavi; il naufragio delle imbarcazioni a causa del magnetismo di alcune rocce che attraevano l’ago della bussola.

dalla quarta di copertina

 Kebe, il piccolo abitante delle isole di Capo Verde, venduto come schiavo dai portoghesi e salvato dalla piovra in un mare amico; Kipa, la piccola schiava delle Terre del Fuoco, destinata ai reali d'Inghilterra che fugge, complice il vento, sulle ali dell'albatro suo compagno di prigionia; Sharif, che lascia le macerie di Kabul in cerca del mitico leopardo bianco sulle altissime vette delle montagne afgane. la natura violata e l'infanzia negata sono i veri protagonisti di questi tre racconti che a partire dal lontano '500 fino ai giorni nostri tracciano un sentiero di sangue, schiavitù e prevaricazione a danno dei popoli poveri della terra.

 comincia così…

I grandi uccelli di metallo che compaiono all'improvviso nel cielo autunnale di Kabul emettono un rumore insostenibile. Un grappolo uscito dalla pancia di uno di quei mostri volteggia nell'aria come un gruppo di palloncini, ma dopo pochi secondi le casupole accanto al bazar non ci sono più. È sparita anche la ciayhaneh, la casa da tè, con tutti i suoi clienti intenti a mangiare riso e a ingollare la calda bevanda. Sharif si guarda intorno. Il gran bazar di Kabul si è improvvisamente spopolato: tutta la gente cenciosa e indaffarata che lo abitava fino a un attimo prima sembra sparita nel nulla.

Il ragazzo, ancora intontito, raccoglie quello che è rimasto delle tazze di tè che stava portando al vecchio Hamed, il venditore di tappeti. Sono restati solo i gusci di metallo che contenevano le piccole scodelle. "Il padrone si arrabbierà terribilmente!" pensa, prima di rendersi conto che sono ben più gravi i danni che l'uomo ha ricevuto.
Passa di corsa un suo coetaneo che gli grida: ~ Scappa, scappa, i muri ci possono crollare addosso!
Sharif comincia a correre senza saper dove andare mentre i grandi uccelli portatori di morte scompaiono veloci all' orizzonte.
Per le strade polverose le persone vagano come impazzite; le donne uscite precipitosamente di casa senza il burqa, invocano aiuto con i bambini in lacrime aggrappati alle vesti. Il ragazzo si lascia cadere sullo scalino di un edificio che sembra intatto: non si è accorto che dietro di lui la facciata si sta piegando come un castello di carte.
Sul lato opposto della strada due bambini gridano facendogli cenni disperati, che lui percepisce appena in tempo per balzare giù dai gradini. Una nube densa come una coltre investe i tre ragazzi che si stringono l'un l'altro terrorizzati. Quando il polverone si dirada il posto non sembra più quello: non è più una strada, ma una grande piazza sventrata.
Sharif fa un breve sorriso amichevole e impacciato ai suoi salvatori. Si accorge allora che uno dei due è una bambina...
 

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