argomento

Il libro fa parte della collana “Sì, io sono” in cui gli scrittori immaginano avventure che coinvolgono da ragazzi personaggi poi diventati famosi (Donatello, Dante, Michelangelo e così via).  Con questo artificio letterario  si possono avvicinare i ragazzi anche alle ambientazioni, agli usi, al modo di vivere e al contesto storico dei protagonisti rendendoli più familiari ai giovani lettori

dalla quarta di copertina

Venezia, 1268. Marco ha quattordici anni, la testa tra le nuvole e due sogni: conoscere il padre, partito per l’oriente prima della sua nascita, e diventare, come lui, un mercante. Si avvicina la Festa della Sensa, lo Sposalizio di Venezia con il mare, quando il Doge dal Bucintoro getterà in acqua un prezioso anello in segno di legame e dominio. Ma alla vigilia dell’evento, il gioiello che il Doge in persona ha commissionato a Zanino, padre dell’amico del cuore di Marco… scompare. Misteriosi intrighi si celano dietro quello che ben presto si rivelerà molto più che un semplice furto e che metterà in pericolo la stessa supremazia della Serenissima.

MARCO POLO
e l'anello del Bucintoro

Illustrazioni di Simona Bursi 
Pagg. 160
Data di pubblicazione:
gennaio 2012
Collana "Si, io sono"
Edizioni LAPIS
Prezzo Euro 8,50

comincia così...

«Marco, Marco, è ora di alzarsi!».

La voce squillante di zia Flora interruppe il bellissimo sogno. Era un sogno ricorrente: la mamma che non aveva mai conosciuto, lo chiamava sullo sfondo di un paesaggio insolito, una verde prateria ignota al ragazzo cresciuto fra le acque dei canali di Venezia. Fu svegliato proprio quando stava per spiccare la corsa verso quella figura illuminata dal sole, le braccia spalancate, il dolce sorriso.

Gli ci volle un po' a destarsi del tutto: cosa aveva da gridare la zia? Si ricordò allora che era il 31 gennaio, il giorno in cui tutti i ragazzi della città sfilavano in processione con in mano una croce d’argento o una bandierina. La cerimonia ricordava l’impresa di due mercanti veneziani che qualche secolo prima erano riusciti  a riportare dall’Egitto, nascondendole in una cesta, le spoglie di San Marco. Zia Flora ricomparve a controllare che il nipote si fosse alzato, portando come un vessillo il vestito nuovo da indossare per l’occasione.

«Sbrigati, è già tardi!». Marco se la prese con calma; sapeva che la zia aveva sempre paura di non arrivare in tempo; così il più delle volte dovevano aspettare per ore l'inizio dei vari festeggiamenti che a Venezia non mancavano mai.

Indossò una corta tunica e le lunghe calze per ripararsi le gambe dal freddo umido di quella giornata invernale. Scoprì con soddisfazione che il corpetto nuovo era ben imbottito di piume e lo strinse alla vita con una cintura di cuoio. Era un bel ragazzo alto slanciato, con una capigliatura folta e ricciuta e due vivaci occhi neri.

Quando fu pronto andò in cucina dove la vecchia nutrice Bortola gli dette un'occhiata critica per sincerarsi che fosse vestito di tutto punto per la cerimonia e gli scodellò una zuppa calda raccomandandogli di non sporcarsi il corpetto. 

  La zia si affacciò alla porta con impazienza. Indossava l'abito delle feste e da quanto era carica di gioielli sembrava la Madonna Nicopeia venerata a San Marco.
Aveva fatto da mamma a Marco fin dal momento della sua nascita perché la moglie di suo fratello Niccolò era morta nel darlo alla luce.

Quel povero putelin, si rammaricava Flora, non aveva accanto nemmeno il padre. Per quella mania di girare il mondo intero vendendo e comprando di tutto, se n’era andato da Venezia senza neanche sapere che aspettava un figlio! Erano passati ormai molti anni da quando i due fratelli Polo, Niccolò e Matteo si erano imbarcati alla volta di Costantinopoli carichi di merci da scambiare con il lontano oriente, lasciando la cura della famiglia alle donne di casa. Da allora non se ne era saputo più nulla.

«Insomma, sei pronto?» chiese impaziente la zia. «Andate per conto vostro zia Flora,» rispose il nipote inghiottendo l'ultima cucchiaiata di zuppa «tanto voi prendete la gondola e io faccio la strada a piedi».

«Guarda di sbrigarti però! E ricordati il crocifisso» gli ingiunse la matrona e subito si mise alla ricerca del marito gridando: «Domenico, Domenico dove sei? È pronta la gondola?» Non appena Marco senti richiudersi con un tonfo il portone che si affacciava sul canale, butto un bacio a Bortola e uscì dalla parte della piazzetta dominata dall'abitazione dei Polo. 

 

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