NON PIANGERE,
NON RIDERE,
NON GIOCARE
Illustrazioni di
Francesca D'Ottavi 
Pagg. 146
Data di pubblicazione: febbraio 2014
Edizioni LAPIS
Prezzo Euro 10,00

argomento

Ai bambini migranti 

Fino agli anni novanta del secolo scorso le leggi svizzere erano molto restrittive con i lavoratori stranieri. Ai cosiddetti stagionali, quelli cioè che avevano un contratto annuale che non poteva durare più di nove mesi, non era consentito portarsi dietro la famiglia. Quindi l'immigrato o si doveva separare dei figli per lunghissimi periodi oppure, conducendoli con sé, si trovava costretto a farli vivere nascosti in casa come clandestini col terrore di essere scoperte di mandati via. Più di trentamila bambini, soprattutto italiani, hanno vissuto questa dolorosa esperienza.

È giusto quindi conoscere quanto accaduto, perché la memoria del nostro passato di migranti ci aiuti a capire i problemi di lascia per necessità il proprio paese e cerca da noi una vita migliore.

La storia raccontata in questo libro è quella di una bambina nascosta che è riuscita a superare la sua solitudine, offrendoci così un messaggio di speranza.

dalla quarta di copertina

"Dammi la mano che ti aiuto a salire."

"Non ce la faccio..." mormorò la bambina, ma quasi per miracolo si trovò appollaiata sul tetto. 

In un tempo vicino all'oggi, in un luogo vicino a questo, i bambini italiani non potevano seguire i loro genitori che dovevano lavorare all'estero. E se lo facevano non potevano farsi vedere da nessuno. Anche Teresa, dieci anni e lunghe trecce bionde, vive nascosta. 

Fino a quando nella sua solitudine irrompe un grosso gatto rosso e il suo orizzonte si apre all'amicizia, al gioco, all'avventura.

comincia così...

La stanza sotto il tetto

La stanza era piccola, col soffitto spiovente. La finestra inclinata sul tetto della mansarda faceva filtrare un chiarore di riflesso sui mobili: un letto, un comodino, un armadio, un tavolo, due sedie. Nell'angolo un rubinetto gocciolava lentamente sul lavello.

La mamma accese la luce e Teresa si guardò intorno, frastornata. Sentiva ancora negli orecchi il rumore del treno e sulla pelle l'odore di quel viaggio interminabile; riviveva il buio delle gallerie, il chiasso della stazione di Milano, dove dei vagoni lumaca avevano trasportato lei e la mamma per una notte intera; l'assalto al treno per la Svizzera, pieno di gente come loro stipata sui duri sedili di legno, con altri bambini che correvano nel corridoio...

Quel viaggio la aveva immaginato molto diverso. Quando la mamma le aveva detto che l'avrebbero portata con sé, era stata felice e aveva contato i giorni che la separava dalla partenza. Fino ad allora Teresa era rimasta a casa con nonna Regina, mentre sua madre, dopo la morte di papà, andava per lunghi mesi a lavorare in Svizzera.
Finalmente il giorno  era arrivato: erano partite mentre finiva l'anno 1969. Anna doveva rientrare in fabbrica il due gennaio e non voleva trovare qualche intoppo che la facesse ritardare. Anche la perdita di un giorno poteva creare problemi a un lavoratore stagionale.

All'arrivo nella città svizzera la gente era in giro per andare a festeggiare il nuovo anno nei locali o dagli amici e quella confusione aveva disorientato ancora di più la bambina. C'era la neve sui tetti, ma le strade erano tutte ripulite.
Un vero terrore l'aveva colta quando era salita sul tram. Nei suoi quasi dieci anni di vita Teresa non si era mai mossa dal suo paesino sperduto nella montagna pistoiese e tutto per lei era una novità. Quel coso sferragliante che le era venuto incontro scivolando su due rotaie l'aveva terrorizzata.
"Sei contenta che siamo arrivati a casa?". La voce della mamma la riscosse erano finalmente arrivate in quella stanza che la mamma aveva chiamato casa. Teresa era troppo confusa per guardarla bene e si era limitata a dire coraggiosamente di sì, che era contenta, che non era stanca, che non aveva fame. Non voleva mostrarle la sua delusione.
"Domani è festa, staremo insieme tutto il giorno e ti spiegherò cosa devi fare" bisbiglio sua madre. "Ora andiamo al gabinetto, e appena fuori della porta.
Aspetta, prima guardo che non ci sia nessuno". Anna aprì piano piano l'uscio e si affacciò sul corridoio. 

Poi chiamò la figlia con un gesto furtivo e insieme si infilarono in uno stretto sgabuzzino maleodorante. All'uscita la mamma spinse velocemente Teresa in camera.

 

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