TRE AMICI IN FUGA

Illustrazioni di Francesca D'Ottavi 

pagg. 224
Data di pubblicazione:
settembre 2010
Edizioni LAPIS
Prezzo Euro 12,00

argomento 

La storia è ambientato nel 1492, quando fu espugnata Granada dai re cattolici e furono cacciati prima gli ebrei e dopo i musulmani. Protagonisti sono tre bambini, una piccola ebrea, un ragazzino arabo e un mozzo genovese. I due primi in fuga incontrano il mozzo sulla caravella che li porta via dalla Spagna e che verrà attaccata dai corsari barbareschi. Rimasti soli, dopo una serie di avventure che cimenta la loro amicizia fra Algeri, il deserto, Rodi e Costantinopoli, alla fine rientreranno in una dimensione "normale" ritrovando le proprie famiglie, ma i loro destini si divideranno anche se rimarrà per sempre il senso della loro amicizia.

dalla quarta di copertina

Granada, 1492. La dominazione del sultano Boabdil è finita e i re cattolici entrano in città da trionfatori, sfilando di fronte allo sguardo attonito della folla radunata sotto la fortezza dell'Alhambra. Ma le intenzioni dei nuovi sovrani non tardano a manifestarsi: ebrei e musulmani devono convertirsi o abbandonare il regno per sempre.

A Esther e Amir, 10 e 13 anni, e alle rispettive famiglie non resta che fuggire verso Costantinopoli.
Ha così inizio un lungo viaggio che li porterà in Algeria, Grecia e infine in Turchia attraverso mari, deserti e luoghi inospitali, nel corso del quale i due ragazzi troveranno un amico, Nino, un mozzo genovese della loro età, ma verranno divisi dai loro cari e dovranno fronteggiare da soli pericoli e insidie in un'avventura che li unirà per sempre e segnerà il loro futuro destino.

Una storia di amicizia, di avventura, di incontri di mondi diversi.

comincia così...

Granada, la città del melograno

Fin dall'alba di quella limpida giornata di inizio gennaio del 1492, come in tutta Granada, anche la viuzza dove abitava Esther si era animata di grida, di richiami, delle litanie dei mendicanti e delle voci stentoree dei venditori d'acqua.

L'assedio dell'esercito dei re di Castiglia e di Aragona, che aveva portato alla popolazione tante sofferenze, si era finalmente concluso con la resa del Sultano e la gente si stava radunando sempre più numerosa sotto la fortezza dell'Alhambra per assistere alla consegna della città nelle mani dei vincitori. La cerimonia pubblica avrebbe segnato la fine della lunga guerra condotta dai sovrani cattolici per la conquista dell'intero territorio spagnolo.

Gavriel, il padre di Esther, era già uscito: voleva avere notizie sul suo lavoro. Era uno dei tanti scrivani ebrei in servizio presso la cancelleria, ma l'attività era stata sospesa da qualche giorno in attesa delle disposizioni dei nuovi sovrani. La mamma, invece, impastava la farina con aria assente, come se tutta quella confusione non la riguardasse. «Elisheva, non vieni a vedere il corteo?» domandò affacciandosi alla porta Yasmina, la moglie di Adam, capo della segreteria del Sultano.

Indossava la lunga tunica scura e ricamata che usava per recarsi il sabato alla sinagoga e si era messa un fazzoletto nuovo fiammante, trattenuto intorno alla testa da cordicelle intrecciate.

L'altra scosse il capo: «Non capisco tutto questo entusiasmo. A noi i cambiamenti portano sempre disgrazia».

«Ma che dici!» la rimproverò scherzosamente l'altra.

«Madre, allora non ci andiamo?» chiese Esther, una bambina minuta dagli occhi di cerbiatta. Da giorni aveva sentito parlare di questo grande evento; non capitava spesso di poter vedere da vicino i potenti che solitamente vivono chiusi nei loro palazzi.

Elisheva guardò il viso deluso di sua figlia e disse, non molto convinta: «Tu vai pure con Yasmina, ma non staccarti mai da lei».

 

Se vuoi scrivermi "clicca" sulla chiocciola